Tipologia dell'Intervento

Nel corso di un percorso di crescita di tipo Umanistico-Bioenergetico si lavora sia da un punto di vista verbale che corporeo. L’ obiettivo principale è quello di riportare la persona a vivere appieno la propria vita, partendo dal presupposto secondo cui "più energia possiede e più viva è". Di conseguenza, migliorando i processi energetici di un individuo, tutte le sua funzioni sono influenzate: aumenta infatti il movimento spontaneo, si sviluppano più sentimenti, mentre c’è un corrispondente guadagno nella consapevolezza e nella comprensione. Le modalità principali attraverso cui modificare i processi energetici sono il respiro e il movimento. Facendo ricorso a particolari classi di esercizi, messi a punto da Alexander Lowen in più di venti anni di lavoro terapeutico con i suoi pazienti, si aiuta infatti la persona a riconoscere e ammorbidire le costrizioni della propria Armatura Caratteriale, con tutte le tensioni muscolari e con le emozioni in essa racchiuse. L’individuo può iniziare così a percepire in che modo il fluire dell’eccitazione nel suo corpo sia inibita o bloccata, come abbia limitato la respirazione ed i movimenti, come abbia diminuito la propria vitalità. La parte verbale o analitica del processo aiuta invece il soggetto a capire il perché di questi blocchi o inibizioni, per lo più a carattere inconscio, mettendoli in relazione con le esperienze infantili. In questo modo il lavoro verbale viene associato ad una modalità espressiva diversa, più diretta ed immediata: quella corporea. Il processo di cambiamento e di crescita deve passare necessariamente attraverso il prendere nuovamente contatto con la propria natura intima, con l’accettazione del proprio Sé, delle proprie aspirazioni e della loro espressione. Per questo motivo, le tecniche e le modalità di intervento proposte sono tutte finalizzate al raggiungimento dell’autoconsapevolezza, della libera espressione e dell’autorealizzazione.  All’interno di questo processo la persona, con i propri bisogni e necessità, rappresenta l'elemento primario dell’intervento terapeutico. L’individuo infatti, non può e non deve essere ridotto al disagio che porta, bensì viene considerato e compreso nella sua totalità psico-corporea, per cui ogni sua singola modalità espressiva, sia fisica che mentale, rappresenta solo una parte del suo significato, delle sue emozioni, del suo stile di vita. In questa impostazione anche la figura delo psicologo cambia radicalmente, abbandonando le vecchie illusioni di onniscienza e di onnipotenza e riconoscendo nel proprio cliente (termine che va a sostituire quello di “paziente”) non solo un essere umano, al quale rapportarsi con rispetto, empatia e trasparenza, ma anche una persona che può essere, per sé stessa, il migliore strumento di esperienza e di crescita. 

Il Grounding

Il grounding rappresenta uno degli esercizi fondamentali dell’Analisi Bioenergetica. Tale termine è intraducibile in italiano ma il suo significato corrisponde a:“imparare bene ad essere con i piedi solidamente per terra” il che, in termini pratici, vuol dire:“conoscere noi stessi e l’ambiente in cui esistiamo”. Da un punto di vista simbolico, avere grounding significa infatti essere pienamente in contatto con il proprio corpo e con le emozioni in esso contenute, quindi con la realtà della propria esistenza. Nella nostra cultura, la maggior parte delle persone è infatti centrata nella testa, si identifica cioè con l’intelletto e con il pensiero. Per questo motivo il radicamento è uno degli obiettivi fondamentali del lavoro bioenergetico; il movimento verso il basso serve a far sì che il centro di gravità della persona si abbassi, in modo da spostare la propria consapevolezza e sensibilità ed essere così rimessa in contatto con le funzioni legate alla propria animalità (la riproduzione, l’escrezione e la locomozione). Perché ciò avvenga, è necessario anche in questo senso sciogliere le tensioni croniche del nostro organismo, che racchiudono i nostri conflitti ed i nostri sentimenti rimossi: dove c’è contrazione infatti non c’è sensazione e dove non c’è sensazione non c’è emozione. E se non si sentono le proprie emozioni, non si sa chi si è. Sciogliere i muscoli contratti significa lasciare che la propria energia riprenda a fluire in quell’area.  “Imparare a reggersi sulle proprie gambe” significa inoltre diventare persone adulte, realmente autonome e indipendenti. Durante gli esercizi di  grounding  è essenziale mantenere  un contatto con noi stessi, sia da un punto di vista cognitivo che sensoriale, cercando di essere testimoni imparziali e di registrare tutte le emozioni avvertite nell’intero organismo, senza averne paura, prestando attenzione a tutte le sensazioni, anche a eventuali fastidi e dolori, poiché anche loro sono dei modi con cui il nostro corpo ci parla. 

La respirazione

 

 

In Analisi Bioenergetica anche la respirazione assume un’importanza fondamentale. Infatti, è proprio attraverso la respirazione che riceviamo l’ossigeno necessario per alimentare il nostro organismo e in questo senso traiamo l’energia di cui abbiamo bisogno. Eppure, la maggior parte delle persone adulte, a differenza di quanto avviene nei bambini e negli animali, respira in maniera superficiale e tende a trattenere il respiro ogni volta in cui si trova in situazioni di stress anche lieve. Questo accresce lo stato di tensione. Ciò dipenderebbe dall’abitudine appresa a reprimere l’espressione delle emozioni durante l’infanzia: i bambini imparano presto a trattenere il fiato per bloccare il pianto, a restringere la gola per non urlare, a contrarre il petto per trattenere la rabbia. Ognuna di queste forme di repressione porta ad una riduzione dell’ampiezza del respiro. E così, anche da adulti, quando vogliamo bloccare la nostra risposta spontanea all’ambiente in situazioni di stress, anche lievi, la prima strategia che mettiamo in atto inconsapevolmente è proprio quella di diminuire l’ampiezza della respirazione, impedendo così la produzione dell’energia necessaria a favorire l’espressione del sentimento o dell’emozione “vietati” e per non provare l’ansia che vi è associata.

La respirazione superficiale e, più in generale, le difese psichiche e somatiche, hanno infatti la funzione di proteggere la persona adulta dall’ansia. Di conseguenza, come una respirazione insufficiente asseconda il mantenimento del blocco emotivo e muscolare, così una respirazione buona e profonda è indispensabile per arrivare al centro di sé. E’ per questo motivo che dobbiamo imparare a non interferire con la nostra respirazione; se ci lasciamo respirare spontaneamente, facciamo un lavoro inverso rispetto a quello che abbiamo fatto nell’infanzia, quando siamo stati costretti ad inibire il respiro per bloccare la nostra voce, i nostri suoni ed i nostri movimenti spontanei perché non erano accettati dall’ambiente. Quando abbiniamo una buona respirazione negli esercizi di scioglimento dell’armatura, andiamo in pratica a scassinare le piccole casseforti in cui sono custoditi i messaggi inibitori del nostro processo educativo e possiamo così recuperare i suoni, i movimenti espressivi e le emozioni in essi contenute. Aiutare una persona a respirare più profondamente è una delle tecniche attive impiegate nell’analisi bioenergetica; gli esercizi sulla respirazione possono aiutare la persona a comprendere il motivo per cui le modalità naturali della sua respirazione sono state alterate e permettergli così di imparare ad allentare le tensioni che ne danneggiano il funzionamento.

Gruppi psicologici

Dato che ogni essere umano ha bisogno degli altri esseri umani per poter soddisfare i bisogni fondamentali insiti nella sua natura, quali l’essere compreso, accettato, accolto, rispettato e amato, lo psicoterapeuta umanista e bioenergetico si propone di portarli alla luce e di soddisfarli prevalentemente nell’ambito di relazioni che possono emergere nell’incontro tra due o più persone e soprattutto all’interno di un gruppo di persone. Gli esercizi di bioenergetica si rivelano maggiormente efficaci se praticati in un contesto di condivisione, piuttosto che individualmente. Il gruppo favorisce infatti un effetto terapeutico specifico, non solo sul soggetto che sperimenta l’esercizio, ma anche e sugli altri partecipanti. Questa esperienza consente un arricchimento sia della capacità di entrare nei panni dell’altro (empatia), sia della capacità di evocare e cominciare ad elaborare aspetti della propria vita passata o della propria esperienza presente. Un altro “effetto collaterale” del lavoro di gruppo consiste nel senso di maggiore pienezza, soddisfazione e consapevolezza del proprio diritto ad essere sé stesso da parte del soggetto che si espone a tale modalità di lavoro.

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